Da millenni gli stessi gesti, gli stessi ingredienti e la stessa passione: la macinazione dei cereali e la preparazione del pane sono atti d’amore, riti che si ripetono immutati nel tempo e che, sebbene tra mille varianti, parlano di persone, terre e dedizione. C’è chi sostiene che fare un buon pane sia un’arte e, come tutte le forme artistiche, non troverai un prodotto da forno uguale all’altro: ogni pagnotta, ogni grissino, ogni altro sapido e croccante derivato dall’unione di farina, acqua, lievito e fuoco sarà sempre un’opera prima, un unicum nel suo genere capace di conquistarti. Ma se sei tra chi non si accontenta del gustare e vuole mettere in campo tutti i cinque sensi, allora puoi visitare un mulino o un panificio, dove ammirare famiglie di artigiani all’opera. Scoprirai piccole filiere locali, fatte di agricoltori, mugnai e mastri fornai, impegnati nel recupero di antiche varietà di cereali, provenienti da un’agricoltura biologica e poi macinati a pietra naturale. Ti verrà svelata la martellatura della macina in pietra, che regala agli esigenti panettieri una ricca varietà di farine, trasformate con esperta manualità in fragranti delizie da forno alla maniera di Langhe Monferrato Roero.

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I PRODUTTORI

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I PRODOTTI TIPICI

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  • GRISSINO STIRATO

    Il grissino è una storia tutta piemontese che inizia casualmente nel 1679. C’era un bimbo destinato a diventare Re, ma con una salute cagionevole e molte intolleranze e c’era un fornaio di corte, Antonio Brunero, che provò a trovare una soluzione: il grissino. Siamo a Torino nei palazzi dei Savoia e il piccolo che non poteva mangiare il pane tradizionale era Vittorio Amedeo II. Così quel bastoncino friabile, croccante e sfizioso è arrivato fino a noi. Ingredienti semplici (acqua, farina e olio extravergine di oliva), una ricetta e gesti che sono rimasti invariati nel tempo. Un colpo di genio divenuto tradizione e che vanta illustri storici estimatori. Pare che alcuni nobili sabaudi fossero soliti sgranocchiare grissini durante gli spettacoli al Teatro Regio di Torino e che Napoleone Bonaparte li amasse al punto da organizzare un trasporto da Torino a Parigi per gustare i “petits bâtons de Turin”, i bastoncini di […]

  • PAN ED LANGA

    Sette soci per un buon pane. È il numero dei panificatori che hanno deciso di investire su una ricetta tradizionale di Langa, riportando a nuova vita il “Pan ed Langa”, un prodotto ottenuto con farine e tecniche antiche. Il grano è selezionato ed è una miscela messa a punto in collaborazione con l’Università del Gusto di Pollenzo. Questa ricerca ha prodotto un risultato migliore nella produzione sia a livello qualitativo che quantitativo. Ne nasce così un pane unico di pasta semi-integrale, con un contenuto di glutine assai ridotto, frutto anche di una lievitazione lunga e naturale. Il Pan ed Langa è molto apprezzato per la sua digeribilità e per il suo sapore ed è frutto di studi, ma anche di una manualità riscoperta e preservata che correva il rischio di scomparire per via dei nuovi processi meccanici che oggi dominano nel mondo della panificazione. Un pane fatto come un tempo […]

  • LINGUE DI SUOCERA

    Sono lunghe e ruvide come la lingua di una suocera, ma come le migliori suocere sono incredibilmente buone e generose. Nate circa un ventennio fa, questo ottimo e digeribilissimo prodotto da forno si è fatto largo nel mondo e in breve tempo è diventato una valida alternativa al pane e al suo parente più stretto, ovvero il grissino. Sono realizzate con la stessa pasta e con la stessa cura dei grissini, ma la lavorazione di questa specialità richiede tempi più lunghi, esattamente tre fasi, durante le quali una pasta di farina con lievito madre viene trattata con altra farina e con acqua fino a raggiungere una consistenza fluida e morbida. Nascono così le “lingue di suocera”, una specialità tutta monferrina che ha il suo cuore di produzione a Rocchetta Tanaro. Un impasto molto delicato da cui si prelevano piccole porzioni di circa 40 grammi che vengono rimpastate con olio extravergine […]

  • POLENTA TRADIZIONALE DI LANGA

    La polenta per secoli è stata alla base della dieta giornaliera dei contadini e delle classi meno abbienti. Poi negli anni ’60 si perse un po’ la consuetudine di consumare questo piatto e contestualmente anche l’abitudine di seminare e coltivare alcune tipologie di mais destinati alla sua preparazione. Solo un ventennio più tardi, alcuni avveduti ricercatori decisero che era necessario ritrovare quei sapori perduti e soppiantati dalle farine industriali caratterizzate da tempi di cottura più rapidi, ma con caratteristiche organolettiche inferiori. Iniziò così la ricerca degli ultimi contadini che non avevano abbandonato la coltivazione della meliga locale, del mais Ottofile e della Pignolet, salvando queste colture da sicura estinzione. La farina di Langa per la preparazione della polenta tornò così alla sua tradizionale ricetta, ovvero un mix di quattro varietà tradizionali di mais: l’Ottofile, caratterizzato proprio da una pannocchia con otto file longitudinali di chicchi molto ricchi di amido, la […]

NAVIGA NEL GUSTO

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